Non so niente di economia, ma…

3 October, 2010 (17:31) | programming

una cosa l’ho capita, il potenziale di un buon programmatore è stratosferico, talmente alto da essere considerato da molti una minaccia alla propria posizione di potere, talmente pericoloso da aver innescato (a partire dagli anni 90) un lavoro mediatico atto a denigrare l’immagine stessa della nostra professione. Vi spiego il perchè

Prendiamo in considerazione l’esempio di una casa automobilistica che chiameremo X e dell’azienda Z fornitrice di tappetini per la automobili prodotte da X. Z è felice di avere un cliente così importante che gli procura tanto lavoro, ma Z è anche preoccupata perchè qual’ora X dovesse decidere di cambiare fornitore si ritroverebbe con una montagna di tappetini che sul mercato non valgono niente

X è molto felice perchè tiene per le palle Z

X: Quanto ti costa produrre un tappetino?
Z: 4,5
X: Bene, te ne do 5 e ringraziami
Z: …ok (pensando: come faccio a piazzare 500.000 tappetini per quel modello d’automobile?)

X sa il fatto suo, tiene in casa solo l’assemblamento delle parti più importanti in modo che i singoli fornitori non possano avere un mercato, ovvero non possano avere acquirenti se non loro o le case automobilistiche che comunque applicherebbero a Z lo stesso tipo di politica e quindi non costituirebbero una valida alternativa

Cosa succederebbe se X avesse un fornitore W in grado di produrre un’intera automobile da zero? Rivediamo la conversazione di cui sopra

X: Quanto ti costa produrre un’automobile?
W: 4.500
X: Bene, te ne do 5.000 e ringraziami
W: AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA (pensando: sul mercato tu le vendi a 65.000, a questo punto mi conviene vendermele da solo le MIE macchine)

Eh si, X si è trasformato in un mero venditore, in questo caso W tiene per le palle X, infatti nessun imprenditore sano di mente farebbe mai una cosa del genere… aspetta un momento però… è esattamente quello che succede nel mondo del software (C.R.A.V.A.T.T.A.T.O? Lo senti vero? Lo senti che il tuo momento si avvicina? Stiamo arrivando baby, stiamo arrivandooo…)

Dopo vent’anni di fallimenti il cravattato si deve arrendere, la produzione industriale del software non funziona, il software lo produce chi lo scrive, non ci sono cazzi, ad oggi lo capirebbe anche una scimmia lobotomizzata, ma perchè c’è voluto così tanto? Semplice, perchè sarebbe come ammettere che i programmatori non sono come Z ma sono come W, una cosa semplicemente inaccettabile

Chiaro, i tempi non sono ancora maturi, per due ragioni:

  • Il cravattato venderà cara la sua pelle
  • Ad oggi di programmatori che hanno una professionalità tale da creare in autonomia un prodotto completo ce ne sono ancora troppo pochi, non abbiamo l’identità e l’orgoglio professionale che la nostra professione si merita, di strada da fare ne abbiamo ancora molta purtroppo

Ma la realtà delle cose è questa, quindi vi faccio una domanda: volete essere tenuti per i coglioni o volete tenere per i coglioni? Il vostro potenziale è infinito, nel ventunesimo secolo l’uomo che sussurra alle macchine è Re

Comments

Comment from Cristiano Rastelli
Date: October 3, 2010, 8:01 pm

Semplicemente perfetto. Unico pensiero: nonostante tutto, ancora oggi il C.R.A.V.A.T.T.A.T.O. ha un mercato. Anzi spesso vende (quindi guadagna) più di noi, nettamente più di noi. Prima o poi, mi dico, finirà questa disparità, chi semplicemente vende aria fritta avrà la sua nemesi. E invece no, anzi sembra sempre che “l’effetto cravatta” abbia una presa irresistibile sul cliente: mettigli davanti una bella cravatta, modi affabili e un sorriso a 32 denti in ogni situazione (anche quelle in cui il cravattato di cui sopra dovrebbe nascondersi sotto i propri tacchi) e il cliente sembra perdere ogni istinto di sopravvivenza e capacità di autodifesa. Bah!

Comment from Mauro Servienti
Date: October 3, 2010, 8:49 pm

…I’m lovin’ it… ;-)

.m

Comment from Gabriele Lana
Date: October 3, 2010, 9:13 pm

@cristiano hai ragione, per questo credo che la strada sia ancora molta, ma penso anche che la svolta sia vicina, lo penso sia perchè un cambio generazionale prima o poi sarà inevitabile, sia perchè gli affari che girano intorno al software si stanno facendo sempre più concreti ovvero il valore percepito è in (inevitabile) crescita, sia perchè i programmatori stanno (spero sempre di più) acquisendo sempre più coscienza delle proprie potenzialità

Il punto fondamentale è il seguente: i cravattati della filiera del nulla (nota che spesso “il cliente” non è il vero cliente, ovvero quello che ci mette i soldi, ma uno dei cravattati pagati dal cliente) devono capire che non devono tirare troppo la corda perchè gli unici eliminabili dal sistema sono loro, non noi che realizziamo le cose, ne il cliente che investe dei soldi, ma loro. Anche le case discografiche fino a qualche anno fa facevano la voce grossa, adesso volano molto, molto più bassi…

Comment from Fabio boldrini
Date: October 3, 2010, 10:25 pm

Sei il mio dio. Sono convinto che se un giorno i programmatori (bravi) capiranno il loro potenziale e che a fare le 11 di sera per far arricchire qualcunaltro ( e coprire i buch di altri) ipotremmo aspirare essere trattati diversamente…

Comment from Ilias
Date: October 3, 2010, 10:56 pm

Ci manca l’immagine di 2001 odissea nello spazio delle scimmie(programmatrici) che si ribellano al M.O.N.O.L.I.T.O. …con tanto di colonna sonora :)

Comment from Vera
Date: October 5, 2010, 3:20 pm

Quante stronzate. Secondo me non esiste ancora una professionalita’ nella produzione del software perche’ manca una solida formazione di base. La maggior parte di voi non ha nessuna formazione di base. Lo scimpanzé gia’ menzionato potrebbe tranquillamente sostituirvi.

Comment from Gabriele Lana
Date: October 5, 2010, 3:44 pm

@vera prima di tutto grazie per il commento sincero e per non esserti nascosta dietro all’anonimato, concordo con te che molti programmatori dovrebbero cambiare mestiere, concordo sul fatto che la strada da fare è tanta, infatti nel post ho parlato di potenzialità. Ti faccio una domanda: sei una cravattata? Tu hai una formazione per fare quello che fai di mestiere? Sono curioso perchè non ho mai ben capito quale sia il percorso di studi tipico del cravattato, ne quali siano le sue fonti di approfondimento, ci illumini?

Comment from Davide ‘Folletto’ Casali
Date: October 5, 2010, 10:21 pm

Inizialmente ho fatto anche io un “hurra” alla fine, ma poi lo spirito critico è tornato. :)

Come dici tu, è un problema di testa. Il tuo dialogo è interessante, perché sono due venditori che parlano, non un venditore e uno sviluppatore. :)
Ed è qui la differenza. Uno sviluppatore, per capire quello che dici tu, deve:
1. Acquisire una motivazione diversa da quella che l’ha portata a essere sviluppatore, un interesse che non è più “solo” nel codice.
2. Acquisire le abilità di un venditore, quindi un set di abilità di marketing.

Le persone in grado di fare questo, sono poche. E personalmente non credo che sia un problema di maturità, ma di “testa” delle persone che si appassionano o si trovano a fare quel lavoro. C’è un detto che suona come: “Il corso di laurea non è una scelta, è una diagnosi”, perché le persone che tendono ad iscriversi ad un corso specifico hanno in media un certo tipo di testa.

Questo per dire che non è solo questione di programmatori. E’ così in ogni campo. Anche le persone “cravattate” sono così perché hanno delle abilità che sono quelle, e sarebbero scarpe a fare qualunque altra cosa – in media, sempre in media. E come succede anche fra i programmatori, anche fra i cravattati è pieno di incompetenti.

Fai bene però a fare notare queste cose, perché seppure non credo che la maggior parte degli sviluppatori sia in grado di fare quel passo – o voglia farlo – ci sono anche tante persone con le potenzialità giuste che semplicemente non ci han mai pensato. E loro son da “svegliare”. :)

Comment from Jacopo Romei
Date: October 6, 2010, 2:37 am

Hai risvegliato la mia coscienza.
Da domani nuova vita.

Mi hanno ASSUNTO PER FARE IL CRAVATTATOOOOOO!!!

Domani comincio.

Comment from Jacopo Romei
Date: October 6, 2010, 2:41 am

OK OK… scherzi a parte. Per questo IAD ero tentato di proporre un talk sul mercato IT italiano. Un talk “politico”, non tecnico. Ne ho parlato un po’ agli italiani presenti al Lean&Kanban 2010 di Anversa, ma poi ho pensato di aspettare.
Vorrei fare tipo un reportage, un’inchiesta seria e quindi ho bisogno di tempo, voglio raccogliere dati e metterli in relazione.
Negli ultimi mesi – pochi per fortuna – ho visto accadere cose, ho visto *dire*, PENSARE cose agghiaccianti!
Gabriele, conto su di te come fonte autorevole. A giudicare dall’incazzatura non dovrebbe mancarti la cronaca! ;-)

Comment from Gabriele Lana
Date: October 6, 2010, 6:27 am

@davide concordo e aggiungo una buona notizia, a differenza di quello che si crede, di programmatori non ne servono tanti, il lavoro pesante lo fanno già le macchine, serve il cervello non la forza :-)

@jacopo un talk del genere ci vorrebbe, anche se il tempo lo permettesse non so quanto sia adatto allo IAD, comunque conta su di me, ho storie da raccontare che farebbero venire gli incubi a Freddy Krueger

Comment from Alessio Orlandi
Date: October 6, 2010, 6:22 pm

Mi intrometto..
Il cravattato e il programmatore sono due ruoli diversi sullo stesso tavolo da gioco.
Se il cravattato è bravo, i programmatori lo ringraziano di non dover smontare ogni mattina le cose inutili fatte di corsa la notte prima.
Se il cravattato non è bravo, il suo cliente lo sa e potrebbe decidere di sceglierne un altro; se un cravattato non bravo resta al suo posto e anzi cresce, vuol dire che il cliente sta comprando “altro” da lui, si tratta di un rapporto fidelistico e quindi un mercato chiuso certamente non accessibile al bravo programmatore che vuol proporsi al suo posto.

A questo punto il problema qual è? Far fuori tutti i cravattati perché non ti piacciono le cravatte, oppure candidare una generazione di bravi programmatori a fare *individualmente* un salto di qualità? Nel primo caso si tratta di un problema mal posto, sarebbe come voler cambiare l’Italia (cit.); nel secondo caso, ognuno dotato di capacità e opportunità potrà rischiare e azzardare, così come ogni dipendente che tenta di mettersi in proprio, pensa solo al campo delle arti e dei mestieri (però poi devono cambiare anche i clienti).

Comment from Davide ‘Folletto’ Casali
Date: October 6, 2010, 9:32 pm

Alessio, concordo sulla distinzione, ma credo che “il cravattato che riesce a far quello… non è più cravattato”. ;)

Pingback from Gabriele Lana » Il cravattato
Date: October 6, 2010, 10:51 pm

[...] è costui? Nell’ultimo post ho attaccato apertamente questa figura, quindi per dare la possibilità al lettore di capire se sto [...]

Comment from Christian
Date: October 7, 2010, 9:30 am

Io penso che spesso si confonde il CRAVATTATO con un commerciale.
Ci sono commerciali seri, che si siedono con noi e capiscono cosa proporre al cliente e come per fare il tutto nel migliore dei modi, in modo professionale etc etc.
I cravattati sono quelli che stanno anche leggermente sopra di loro. Sono i resp marketing, i sales manager, gli ad, che non hanno il contatto con la realtà. Molto spesso non hanno una vera mission aziendale e vanno in giro a fare accordi perchè quella mattina su fb hanno visto che un loro amico ha postato un articolo in cui si parlava delle potenzialità di quella azienda.
Non sanno come si parla ad un cliente, sparano cifre a caso e comunque pensano solo al guadagno momentaneo.
Poi ci prendono per il culo tutto il giorno, facendo i commerciali con noi…

Comment from Christian
Date: October 7, 2010, 11:13 am

Dimenticavo… L’idea del “procuratore sportivo” non sarebbe male!

Comment from Valerio Schiavoni
Date: October 7, 2010, 7:14 pm

Cravattato, nun te temo !

Comment from Alessandro Puzielli
Date: December 1, 2010, 4:31 pm

Cioa Gabriele,
il mio cuore di ingegnere informatico è d’accordo con te, ma mi viene in mente qualche considerazione:
1) il programmatore è la categoria di professionisti IT più presente in Italia (indagine AICA), per cui, visto che ad una grande offerta generalmente corrisponde una bassa domanda, si ha una debolezza contrattuale intrinseca
2) Il cravattaro come difende la sua posizione? Dai quattrini che porta in azienda. Il programmatore come difende la sua posizione? C’è un sistema tangibile per discriminare il programmatore utile e quello non utile? Che io sappia non qui in Italia e se c’è tanti sviluppatori non lo conoscono.

il resto è conseguenza :(

Ciao

Comment from Gabriele Lana
Date: December 2, 2010, 7:47 am

@Alessandro hai ragione, ed è proprio questo il problema di cui mi lamento: il fatto stesso che il cravattato rappresenta il valore prodotto dai programmatori che gli stanno dietro come se lui stesso potesse influenzare (positivamente) questa metrica. Il cravattato deve rendere fumosa la catena del valore altrimenti tutti capirebbero che lui ne produce ben poco, si prende tutto il merito per quello prodotto e può facilmente scaricare la sua responsabilità in caso di fallimento. Come ho scritto è un sistema accuratamente ingegnerizzato e difficile da scardinare. Nota: la mia crociata non è soltato faziosa (sono un programmatore e quindi gioco nella squadra dei programmatori) ma anche e sopratutto rivolta agli aspetti economici della faccenda, spesso la metrica di successo del cravattato coincide con la creazione di un prodotto che ha scarsissimo valore e con la vessazione degli unici player che potrebbero crearne, è un ottimo locale che viene visto come un successo dall’azienda del cravattato senza considerare gli effetti nel medio/lungo periodo sia per l’economia globale che per l’azienda stessa

Comment from Gian Maria
Date: August 2, 2012, 3:59 pm

La frase di chiusura “nel ventunesimo secolo l’uomo che sussurra alle macchine è Re” è semplicemente mitica :).

Bel post.

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