Italia !== Silicon Valley

4 June, 2011 (15:23) | rant, startup

“Grazie al ca@@o, non se n’era accorto nessuno, dovevi scriverci un post?”

No, é vero, non c’é bisogno di un post, ma penso che il problema sia profondo e debba essere analizzato meglio. Come tutti i sabati sono andato a prendere del sushi d’asporto, come tutti i sabati mentre aspettavo mi sono letto gli ultimi tweet, fra le mille cose questo post di Massimo Sgrelli ha catturato la mia attenzione, l’ho letto accuratamente e mi é partito il rant

Premesso che non conosco Massimo (male, mi piacerebbe conoscerlo), premesso che gli faccio comunque i complimenti per l’iniziativa (parlare é facile, fare lo é decisamente meno), premesso che la digestione del sushi non aiuterà le mie capacità cerebrali, devo dire che non concordo per niente con quello che ha scritto, ma proprio per niente

[...] mi accorgo che anche da noi alcuni paladini visionari del mondo che sta arrivando sono impegnati anima e corpo nella creazione di strutture in grado di coltivare e diffondere la cultura delle startup: Riccardo Donadon, Luigi Capello, Francesco Inguscio, Emil Abirascid e tanti altri ancora. Ognuno di loro sta sperimentando modi diversi per far maturare il nostro tessuto imprenditoriale giovanile nella convinzione che il prossimo Skype possa nascere e diffondersi a partire anche dall’Italia

Stiamo scherzando? Ma quale Skype? Ma quale Facebook? Ma quale Twitter? Qui non ci sono le risorse per fare bene neanche il sito del mio salumiere!?!?! Faccio notare che tutti questi signori hanno un modello di business a perdere, nel senso che per anni bruciano quantità inimmaginabili di denaro sia per acquisire che per mantenere un numero sempre maggiore di utenti per il semplice fatto che milioni di utenti hanno un valore a se stante, un valore che prescinde dal servizio erogato.

Questi dovrebbero essere proprio gli esempi da evitare, per tre ragioni:

  • In Italia quel tipo di soldi per queste cose non ci sono e non ci saranno (sicuramente non nei prossimi anni), e anche se ci fossero prego tutti gli Dei degli uomini che non vengano utilizzati per questo. In Italia abbiamo bisogno di successi, tanti successi, abbiamo bisogno di dimostrare che investire in questo settore può essere una concreta forma di guadagno. Dirò di più, anche un grande successo isolato non sarebbe utile, per dare fiducia serve continuità e metodo, di SuperEnalotto ne abbiamo già uno e ci basta
  • Se di soldi da investire ce ne sono pochi, e penso che su questo siamo tutti d’accordo, logicamente scegliereste tanti piccoli investimenti in business concreti portati avanti da persone che hanno alle spalle anni di successi professionali, o in pochi e grossi investimenti in idee “geniali” dove se ti va bene fai il botto? Ripeto, già ce l’abbiamo il SuperEnalotto
  • Questi business sono parassitari, lo scopo é quello di accumulare utenti per poi venderli (sto parlando dei loro dati ovviamente) al miglior offerente. Insomma fuffa che verrà usata per vendere altra fuffa, ecc…, come ho già detto più volte non sono un economista, ma il mondo non può campare di social network, il mondo non può vivere di veline, ci vuole quello che zappa la terra e tira fuori le patate (ops… velina… patata, giuro che non era intenzionale), questa é l’economia del nulla, é l’economia del cravattato duepuntozero. Possiamo andare oltre ed investire in business che creano valore per chi li usa?

Io mio rendo conto che la differenza maggiore tra noi e gli USA sta nel fatto che il processo di maturazione del talento imprenditoriale e l’ingresso nel mondo del lavoro dall’altra parte dell’oceano inizia molto prima che da noi. A 22 anni le persone sono già da qualche tempo in campo, il riscaldamento è ormai fatto ed i muscoli sono già ben visibili. Le persone a quell’età hanno già il fiato e la determinazione sufficiente a reggere l’intera partita e forse anche i supplementari. Allora mi chiedo se non ci sia un modo per affiancare al lavoro che i vari incubatori stanno facendo un modello diverso di “training” dei talenti, una palestra sul mondo del lavoro che li prepari a cambiare il sistema con la forza e determinazione dei big. Prendere i giovani 24 o 25-enni non è forse sufficiente, perché la loro vena creativa e forse anche di incoscienza è in fase troppo avanzata e si è quasi tutta consumata nelle aule dell’università

Ho i brividi ovunque e giuro che il sushi non c’entra. Penso che in Italia le risorse siano poche, non c’é spazio per il prossimo social network, ne per i mash-up dei social network già esistenti :-). Penso che in Italia ci sia bisogno di successi rapidi e concreti, di progetti con modelli di business win/win == l’utente paga X perché tu gli fai guadagnare/risparmiare Y dove Y >> X. Penso che in Italia i 19-enni buttati allo sbaraglio nel mondo dell’informatica abbiano fatto sufficienti danni (mi ci metto dentro anch’io), non abbiamo bisogno di altri 19-enni, abbiamo bisogno che quei pochi 30/40-enni che sono restati si mettano insieme e dimostrino che l’eccellenza fa la differenza, abbiamo bisogno che quei pochi 30/40-enni che sono restati passino la loro conoscenza a quei 19-enni la cui unica colpa é quella di non sapere di non sapere. Penso che in Italia non ci sia assolutamente bisogno di creatività, non c’è bisogno d’inventarsi cose nuove, basterebbe fare bene le migliaia di servizi che ad oggi sono implementati in maniera oscena, quelle stessi servizi che invece di creare valore sono dei debiti senza fine.

Insomma, l’Italia non é la Silicon Valley e fin qui ci siamo, quello che volevo dire é che sarebbe un errore gravissimo tentare di diventarlo, non ci sono neanche lontanamente i presupposti minimi, possiamo fare cose meravigliose ma dobbiamo partire da quello che abbiamo e dobbiamo sfruttarlo al massimo, vedetela così, costruireste un palazzo di 40 piani su delle fondamenta di legno marcio?

Comments

Comment from Giuseppe
Date: June 4, 2011, 4:57 pm

Il post di Sgrelli mi sembra abbastanza provocatorio (ed ispirato da Peter Thiel…), non si possono effettuare delle discriminazioni in base all’età ma sulle competenze/passione e sulla voglia di emergere delle persone, in secondo luogo bisogna aver sviluppato un certo spirito critico ed una maturazione che di certo a 19 anni difficilmente si è già conquistata. Mi fanno sorridere poi i soliti luoghi comuni: “giovanissimi ed introversi” e “gente che dopo vent’anni di tastiera le 2 di notte le fa ancora oggi”, come se fosse questione di quantità e di machismo.

Comment from David Semeria
Date: June 4, 2011, 5:45 pm

“Faccio notare che tutti questi signori hanno un modello di business a perdere, nel senso che per anni bruciano quantità inimmaginabili di denaro sia per acquisire che per mantenere un numero sempre maggiore di utenti per il semplice fatto che milioni di utenti hanno un valore a se stante, un valore che prescinde dal servizio erogato.”

Facebook vale 70 miliardi di dollari, linkedin più di 10, e Skype è appena stata venduta per 8,5 miliardi.

Come fai a dire che non abbiano generato valore?

Comment from Gabriele Lana
Date: June 4, 2011, 6:02 pm

@David per farla breve la mia linea di pensiero é molto vicina a quella di DHH, Facebook é stato valutato 70 miliardi ma su quali basi? Sicuramente non per gli utili in quanto é in forte passivo, diciamo quindi che la valutazione é basata sulle potenzialità della piattaforma sopratutto per il fatto di avere centinaia di milioni di utenti ed i loro dati, una roba del tipo: con così tanti dati troveremo un modo di farci soldi. Tu perché credi che Facebook sia stato valutato 70 miliardi?

Comment from Alessandro Nadalin
Date: June 4, 2011, 6:27 pm

Io vedo troppa fuffa e poco arrosto in questo web cosi’ social. Tant servizietti, mini-startup inutili.

Chiamami retrogrado :)

Comment from David Semeria
Date: June 4, 2011, 6:44 pm

Non sorprende che uno sviluppatore vede il mondo in senso binario ;-)

DHH dice spesso cose molto sensate, e quando, circa un’anno fa, ce l’aveva con FB non era tanto per la valutazione ma perché la valutazione dell’intera azienda fu estrapolata sulle base di un transazione su una parte minuscola dell’intero capitale sociale. Su questo aveva ragione, ma ora le cose sono cambiate.

Esistono dei mercati abbastanza aperti per lo scambio di azioni FB. Su questi mercati la società vale almeno 70 miliardi. E qui subentra la regola più importante: una cosa vale quanto qualcun’altro e disposto a pagarla. Se tante persone sono disposte a comprare FB a 70 miliardi, allora FB vale 70 miliardi. Questo è la definizione di un mercato, e perciò in questo nuovo contesto il discorso di DHH non è più valido.

La domanda più interessante è: perché gente intelligente e informata è disposta a valutare FB a quella cifra?

La risposta è semplice: 700 milioni di utenti attivi. Per tanti di questi FB *è* il web. Al suo interno trovano conforto con l’interfaccia standard è l’accesso semplificato a tutte le operazioni più comuni.

FB vale 70 miliardi di dollari perché è una macchina da guerra.

Gli inglesi dicono che c’è più di un modo per spellare un gatto. I ragazzi di 37 Signals hanno spellato loro gatto facendo pagare loro servizio fin dal primo giorno. FB invece lo sta facendo in maniera diversa. La prima fase è stata quella di arrivare ad una dominanza totale del suo spazio, la seconda è stata l’introduzione di una serie de meccanismi volti a raccogliere più dati possibili, e la terza sarà la monetizzazione di questi dati.

Fase tre è appena iniziata…

Visto la qualità dell’esecuzione fino a qui, sarà coraggioso l’uomo che scommette contro la riuscita della terza fase.

FB le vale tutti.

Comment from Paolo Rovati
Date: June 4, 2011, 8:22 pm

Eh eh….. credevo fosse il log della nostra chiacchierata di ieri.
Sai cosa spero… che il 2011 si chiuda alla grande, ma che nel 2012 tu faccia il salto e vada oltre oceano. Non perdere il tuo tempo a cercare compagni d’avventura che qui non troverai mai, o a convincere investitori/manager della bontà delle tue idee.

Vai dove sei sicuro di trovarli, o dove dicono che ci siano. E se andrà male pure li, allora sarà la dimostrazione che ha vinto il sistema. Semmai accadesse, potremo sempre andare a pitturare i cancelli.

:-D

Comment from Davide ‘Folletto’ Casali
Date: June 5, 2011, 5:22 pm

Perdonami per l’inizio duro, ma questo tuo post è una ennesima prova del problema italiano: invece di aggregarci e fare squadra, preferiamo prendere, leggere quello che ci pare, e dire cosa NON va bene.

Ok, va bene. Criticare è importante e io non sono probabilmente nessuno ai tuoi occhi per farti questa critica.
Ti chiedo però di fermarti un istante e di riflettere.

Avresti potuto dire praticamente le stesse cose, perché hai detto cose comunque corrette, senza quel background da rant che invece questo tuo post ha. Perché comunque è corretto dire che i 19 hanno bisogno di supporto, è corretto dire che quei modelli di business non funzionerebbero qui, è corretto che bisogna cercare altre vie.

Però, diamine: positivi! :)

Peraltro, le tue critiche in realtà mi sembrano molto allineate con quello che Massimo ha detto, ti faccio qualche esempio:
1. “In Italia quel tipo di soldi per queste cose non ci sono e non ci saranno”: lui non ha mai detto che bisognerà seguire quei modelli di business, ha detto che si può – e io aggiungo: deve – aspirare in alto. Quindi, per me, su questo siete d’accordo. :)
2. “logicamente scegliereste tanti piccoli investimenti”: infatti, l’iniziativa di Massimo è orientata in questo senso. Peraltro, è quanto avviene anche negli USA. E’ soltanto che tu delle startup le vedi quando han già iniziato a decollare e han già ricevuto i grossi investimenti, ma guarda che è pieno di microinvestimenti: solo nessuno o quasi ne parla. Quindi, anche qui per me sei d’accordo con Massimo.
3. “Possiamo andare oltre ed investire in business che creano valore per chi li usa”: questo è discutibile, ma anche se fosse vero, Massimo non ha specificato che quelli sono i modelli di business da replicare. A naso, credo che lui sarà d’accordo con te anche qui.
4. “non c’é spazio per il prossimo social network”: ma infatti nel post non viene detto una singola volta che si debba fare un altro social network. Credo che siate allineati anche qui. ;)
5. “abbiamo bisogno che quei pochi 30/40-enni che sono restati passino la loro conoscenza a quei 19-enni”: mi sembra la sintesi del progetto che Massimo ha presentato. Sempre allineati. :)

Proviamo quindi a fare squadra, unirci e supportarci a vicenda, anche se magari non è esattamente l’idea che faremmo esattamente come vorremmo che sia, ma se qualcuno ci sta provando, proviamo a supportarci, a motivarci e a provare a darci una mano a vicenda.

Dobbiamo – tutti, me incluso – diventare più bravi ad essere follower e smetterla di voler essere sempre leader. E’ meglio essere il 10° follower di un leader che sta crescendo che cercare tutti di essere leader e impedirci a vicenda di emergere. :)

Ne abbiamo un gran bisogno. :)

Nel mio piccolo, ho già dato disponibilità a Massimo avesse bisogno delle mie abilità per seguire le attività di tutoring. :)

Comment from Gabriele Lana
Date: June 5, 2011, 10:25 pm

@Davide non capisco il discorso, non posso non essere d’accordo con qualcuno? Se non sono d’accordo con qualcuno gli divento nemico e gli “impedisco di emergere”? Se permetti decido io di chi essere follower no? Sono sicuro che Massimo é una bravissima persona, sono sicuro che c’incontrassimo per una chiacchierata troveremmo molti punti d’incontro, sono sicuro che ha delle ottime intenzioni, gli auguro di ottenere grandi successi e con questi di dimostrarmi che avevo torto :-) Ma per il momento continuo a non essere d’accordo

In uno dei commenti al post Massimo scrive: “I miei obiettivi sono un po’ più ancorati a terra. Mi continuo a chiedere come mai sviluppare software in Italia non può essere un’esperienza divertente quanto lo è oltreoceano e la risposta che mi sono dato è che noi applichiamo il nostro talento su progetti che non incidono, che non sono mainstream. Quanti di noi vorrebbero in realtà poter migliorare questa o quella funzionalità di Facebook o Twitter? La realtà dei fatti è che da noi non lo potranno mai farlo, a meno che…”.

1 – Mi sembra che si ribadisca la volontà di puntare su progetti che “incidono” (citando ancora Facebook, Twitter, Gowalla, ecc…)
2 – Non capisco come si possa prendere in considerazione questi modelli basandosi su piccoli investimenti. Nota: penso che un modello alla YCombinator in Italia sarebbe ottimo, e non dico che un prototipo di Twitter o Facebook non possa uscire da tale incubatore, dico solo che il prototipo é lo 0.01% per quel tipo di business, dopo il prototipo servono molti milioni di euro per farli sopravvivere e per farli arrivare, forse, al profitto. Per me questa é la strada sbagliata in Italia
3 – Come dici giustamente non ha parlato di modelli di business ed é questo che mi ha spaventato, la proposta si concentra molto sui giovani e sulla creatività, due cose per me altamente sopravvalutate, io mi concentrerei su altro (leggi dopo)
4 – Tutto mi ha fatto propendere per il social network, felicissimo di sbagliarmi, seguirò sicuramente con interesse l’iniziativa
5 – Bhe, hai tagliato un pezzo, si, c’era la parte del mentoring, ma il succo é che il grosso viene affidato agli sbarbati. Quando i soldi sono pochi, il tempo é poco e l’obiettivo continua a spostarsi io mi affiderei a dei veterani ben rodati, chiaramente potrei sbagliarmi

In estrema sintesi, per chiudere il discorso in maniera positiva e propositiva :-) “di cosa abbiamo bisogno per migliorare la nostra situazione in Italia?” Abbiamo bisogno di storie di successo del tipo “trovato problema che affligge un numero rilevante di persone, trovata buona soluzione, investiti 50.000-100.000 euro per primo rilascio, investiti 50.000-100.000 per sostenere le prime iterazioni dopo il lancio, alla fine del primo anno di attività fatturati 1.270.850 euro con 812.042 euro di utili, previsione di crescita del 100% per l’anno prossimo”. Personalmente per adesso lascerei i miliardi di dollari alla Silicon Valley e mi concentrerei su questo tipo di startup, quando ne avremo fatte qualche centinaio allora penseremo al mainstream e ai miliardi di dollari

Comment from Davide ‘Folletto’ Casali
Date: June 5, 2011, 11:33 pm

Gabriele, intendo dire che purtroppo noi italiani siamo molto bravi ad essere brillanti menti indipendenti, ma siamo meno bravi a creare uno spirito di gruppo di supporto reciproco, e tutto parte anche da cose piccole come una persona valida come te che invece che impiegare il tempo per supportare l’iniziativa di Massimo – e migliorarla, perché no – preferisce negli stessi minuti di tempo scrivere qui un post che tu stesso capisci essere un rant. :)

Non ti risponderò punto per punto, perché i miei erano solo esempi per mostrarti come in realtà ritengo che siate molto più vicini di quanto probabilmente ti sembra e che possa essere molto più proficuo se per ognuna delle cose su cui tu non sei d’accordo mostri propositività a suggerire come fare — anche perché come ti dicevo, secondo me fra te e Massimo il problema proprio non c’è. :)

Dobbiamo essere migliori giocatori di squadra. :)

Comment from Luca Mearelli
Date: June 6, 2011, 6:26 am

Sono molto d’accordo con quello che dici, almeno nello sprito e sono dell’idea che possiamo avere molto successo, anche su mercati globali, partendo da idee concrete. Il primo caso di successo italiano che mi viene in mente e’ Balsamiq che e’ la quint’essenza dell’impresa bootstrapped e dovrebbe essere preso ad esempio da tutti quelli che vogliono fare software nel belpaese.

Detto questo, l’idea di un’accademia della rete per i giovani sarebbe un’ottima cosa. Potrebbe servire a far fare loro le ossa su progetti interessanti, magari per startup US, come mi pare sia l’idea di Massimo, e sarebbe adatta soprattutto per quei 19enni che non trovano nell’universita’ un ambiente adatto a coltivare le proprie passioni.

Comment from Gabriele Lana
Date: June 6, 2011, 7:44 am

@Luca giusto per essere cristallini, non ritengo che l’iniziativa di Massimo sia da condannare, anzi, la trovo ottima sopratutto dal punto di vista formativo, anch’io 19-enne sarei impazzito di gioia per un’opportunità come questa, ma non é stata proposta in questi termini :-)

Il post sostiene che per “cambiare il mondo” servono 19-enni instancabili e creativi pronti a fare le due del mattino per creare il nuovo “fenomeno della rete”. Messa così rispondo “assolutamente no”, sopratutto in Italia.

Scusa, d’investitori ce ne sono pochi, di soldi ce ne sono pochi, tutti sono titubanti perché il settore ha ancora la nomea di essere “un giocattolo”, soluzione? Una squadra di 19-enni messi a lavorare giorno e notte su progetti ad altissimo rischio? Sorry ma non posso essere d’accordo

Comment from Cristiano Rastelli
Date: June 6, 2011, 8:10 am

My 2cent contribution: @Davide Semeria: occhio che “Se tante persone sono disposte a comprare FB a 70 miliardi, allora FB vale 70 miliardi” è completamente errata come analisi. Il fatto è che il valore è stabilito su una quota minima di azioni transate, e da quelle viene dedotto il valore complessivo. Per farla semplice: se domani decido di vendere una quota simbolica di azioni del mio nuovo social-network “Librodifacce”, diciamo lo 0,1% e qualcuno (magari una banca, casualmente in affari con la mia società) annuncia di voler pagare quelle azioni 1.000 fantadollari, puoi anche dedurre che l’intera società “vale” 1 milione di fantadollari, però non è così: per saperlo, occorrerebbe mettere l’intera società sul piatto, vedere quanto il mercato è disposto _davvero_ a pagare per l’intero capitale!

Comment from David Semeria
Date: June 6, 2011, 11:43 am

@Cristiano – grazie per avere giudicato la mia analisi come “completamente errata”. Per fortuna la tua lo è solo parzialmente. Non hai fatto altro che ribadire la posizione di DHH. Ovvero lo scambio in isolamento di una micro quota di una realtà non rappresenta una base sufficiente per valutare l’intero.
Peccato che c’è un mercato attivo e liquido in azioni FB vedi http://www.crunchbase.com/company/secondmarket
Vero che per accedervi bisogna essere un “accredited investor” che vuol dire che hai più di USD 1 milione, ma a maggior ragione chi è facoltoso generalmente lo è o per fortuna o per una buona conoscenza di business (e spesso tutte e due).
Perciò dire che scambi su mercati come questi non rappresentino una base su cui valutare l’intera azienda e come dire che non lo siano nemmeno quelli del NASDAQ o qualsiasi altra borsa.
E proprio questo il principio del “mercato”.

Comment from Cristiano Rastelli
Date: June 6, 2011, 12:11 pm

@Semeria: per me “analisi” era la frase “Dato X, allora Y”, non tutto il tuo discorso. In ogni caso, perseveri nel dedurre in modo errato: “Dire che [XYZ] è come dire che [ABC]” non è (logicamente) corretto. Ripeto: non ha senso comparare società quotate in borsa per l’intero (o quasi) capitale con società micro-quotate o quotate in meta-mercati. Ancor più se poi dal loro “valore” economico (parola che perde ogni giorno più senso e aderenza alla realtà oggettiva, non per niente si parla sempre più di economie “di carta”) si pretende di dedurne un valore “oggettivo” su cui basare un modello di business. Come dice appunto Gabriele, un modello basato sul “valore” di milioni di utenti, ma a se stante, che prescinde a priori (e sta qui il punto) dal servizio erogato. Facebook non vale giga-dollari per ciò che fa, ma per il numero di utenti di cui dispone. E’ “il numero” in sè il valore? Il problema è: davvero vogliamo seguire questo modello di business, in Italia? la “montagna di soldi” (cit.) che occore bruciare per questo tipo di investimenti non avrebbe più senso impiegarla in un modo più redditizio, tangibilmente e immediatamente misurabile in termine di ROI, non di numeri di “utenti” e possibili/desiderati/immaginari ROI futuri?

Comment from David Semeria
Date: June 6, 2011, 12:35 pm

@Cristiano Se la media giornaliera dei prezzi del branzino fresco a Milano è di Eur 10/kg allora quello è il prezzo del branzino di quel giorno. Non bisogna comprare tutti i branzini a Milano per renderlo più vero.
Una società o è quotata o non lo è. Non si può quotare una società in maniera parziale. Probabilmente ti riferivi al concetto di “flottante” – ma questo non incide sul fatto che gli scambi giornalieri siano un valido indicatore della valutazione aziendale.
Per quanto riguarda il resto, non ho ne tempo ne voglia di discutere.
Dirò solo che trovo assurda la posizione presa da diversi attori in questa pagina. Riflette una profonda incomprensione di come si può generare valore sul web.
Un esempio veloce: Twitter (creata in una settimana con Rails e MySQL). Dai suoi modesti origini Twitter è oramai diventata parte integrate del tessuto sociale moderno. E’ stato usato per salvare vite, diffondere informazioni privi di censura, ha cambiato le cose in Iran e ha giocato un ruolo importante nella recente “Arab Spring”.
Dire che servizi come questi siano costruiti su modelli di business viziati, che non abbiano generato valore, che le loro valutazioni siano assurde, ecc mi sembra un insulto all’intelligenza collettiva.
Come dice Tim O’Reilly “Create more value than you capture”
Queste aziende stanno creando un valore inestimabile, è anche se ne catturano un piccola parte, stiamo comunque parlando di cifre molto, molto importanti.

Comment from Cristiano Rastelli
Date: June 6, 2011, 1:08 pm

@Semeria: se mi metto d’accordo con il mio pescivendolo di fiducia, e gli vendo un etto di pesci del lago Tanganica a 1.000$ al kilo non vuol dire che se vendessi tutti i pesci del lago Tanganica sul mercato di Milano guadagnerei 70 miliardi di dollari. Per il resto, ognuno della sua idea, nessun problema.

Comment from Antonio
Date: June 8, 2011, 10:56 am

Scusate in anticipo la lapidarietà.

Soldi != Economia, Soldi != Valore, Soldi != Capitaliazzione di Borsa.

FB non è un assegno, è stata valutata dagli stessi che valutavano i fondi di Maddoff o i mutui subprime.

L’economia cresce con il crescere del valore.

Correlare concetti come Stato e Nazione con Servizi/Applicazioni Web Globali non ha senso.

In alcuni stati c’è un sistema economico che favorisce la logica di business dell’IT e guarda caso è proprio quel paese che l’IT l’ha creato, per questo da loro è nato FB e da noi Gucci.

Essere bravi nell’IT in Italia è come essere il miglior pizzaiolo della Bulgaria, magari un merito ma diciamo lontano da dove conta veramente.

Gli aerei (nube permettendo) volano ancora, se si ha in mente FB 2 si prende il notebook e si va.

L’IT in Italia lo fai perchè ti da da mangiare e, da geek, ti diverte;in fondo molte cose le faresti anche gratis per il gusto di farle.

L’Italia è l’italia, neanche l’Arizona o la Georgia sono la Silicon Valley e spesso mi appare stucchevole l’enfasi che viene dato all’IT Italiano, mi ricorda gli emigranti calabresi in germania quando parlano del loro paese natale come del paese dei balocchi solo perchè sono 40 anni che non ci tornano, la realtà è diversa.

Nice post.

Bye
Antonio

Comment from luglio7
Date: September 24, 2011, 4:24 pm

Condivido ed approvo l’articolo in toto. Non abbiamo bisogno di essere creativi (inoltre vorrei far notare alla platea che la creatività e l’innovazione sono sempre state battute dalla qualità).

Comment from Igor W.
Date: February 8, 2012, 7:03 pm

Bell’articolo. E sopratutto positivamente incazzato.
Non condivido chi ti chiede si esser positivi per forza.
Se le cose andassero benone non ci sarebbe tanto fermento di teste pensanti che si sono rotte le scatole di sentirsi dire che “bisogna essere positivi” mentre la nave affonda… che tutto e’ sotto controllo anche se e’ chiaro che l’acqua ha superato il ponte…
Sono le “cravatte” , quell iche sono sempre positivi in pubblico, che vendono “atteggiamenti positivi” al posto della competenza perche’ sanno che la gente semplice , ovvero la maggioranza, si affida e ,onestamente, crede alle persone che sembrano positive…
Abbiamo vissuto per anni con un tizio abbronzato che nell’intervallo tra gli incontri a luci rosse spiegava all’italia che la crisi non esisteva e che era colpa dell’atteggiamento negativo…
e adesso la benzina è a 7 volte il suo prezzo originario…
mentre l’industria IT italiana è perlomeno ridicolizzata dal proprio management…

Comment from Mauro Mandracchia
Date: May 27, 2012, 5:34 pm

Sono un’anziano 19enne, ho 24 anni, e sul mercato in Italia, per le piccole Start-UP valgo appena 800-1200€.
Non penso di essere un genio, ma sinceramente nella vita faccio sia programmatore che grafico dove ad entrambe le figure cerco di dare la massima professionalità, formata da esperienza, precisione e cura del dettaglio.

Perché in Italia valgo 800€?

Attenzione, non faccio siti internet con template. Non copio e incollo a caso nella speranza che funzioni. In realtà in Italia i giovani sono la scusa per risparmiare sul personale, facendo leva sui timori creati dalla crisi.
Penso che in Italia, ci voglia gente che sia disposta a investire con serietà, senza risparmiare sulle risorse umane che, in un modello d’impresa IT, rimangono comunque abbastanza limitati.
Per questo esatto problema la gente scappa dall’Italia, i professionisti del bel paese vengono valutati per l’età che hanno, all’estero per il bagaglio di conoscenze che portano.
Come può avere questo paese delle probabilità che nascano dei Facebook, etc… quando alla base non c’è una sensibilità del valore professionale che hanno le nostre figure sul mercato?

Provo ogni giorno a dare degli input nei posti in cui lavoro ed ho lavorato, ho ricevuto tanti sorrisi e strette di mano. Ma mai un euro in più del dovuto per aver lavorato fino alle tante. Ora sto cercando lavoro all’estero, stanco di essere un 19enne sempre entusiasta.

Comunque complimenti Gabriele, ho fatto un workshop con te su node.js; cercandoti a riguardo ho trovato il tuo blog. Complimenti di nuovo perché condivido con quello che dici. Critica e rabbia al punto giusto. Perché non è tutto rosa e fiori nel bel paese.

Comment from Massimiliano Mantione
Date: December 3, 2012, 4:07 pm

Finalmente ho visto il talk “La professione dello sviluppatore”:
http://vimeo.com/33953825

So che commentare qui su quel talk forse e’ un poco off topic, ma per certi versi non lo e’ del tutto: il problema dei “cravattari” e di come fare ad agevolare la transizione da un modello di software house “a piramide” ad uno basato sulla qualita’ ed eticita’ dei singoli developer e’ anche alla base di questo post :-)

Anche se vedo bene qualunque iniziativa che cerchi di agevolare la crescita di startup in Italia, alla fine sono molto piu’ vicino alla “call to arms” di Gabriele sul diventare profondamente “etici” individualmente.
E mi e’ piaciuto tantissimo quando ha detto chiaramente che essere “etici” e’ una cosa che parte da dentro e si fa gratis.
Io ho sempre puntato al massimo nella mia crescita “tecnica” (intendendo come “tecnica” anche la capacita’ di lavorare in gruppo), senza guardare alla “carriera”.
Devo dire che alla fine ho raccolto quello che ho seminato.
Non so se ho reso il mondo migliore ma di sicuro sono contento dei progetti a cui ho partecipato.

In Italia pero’ ho sempre avuto due grandi problemi:
[1] non riesco a trovare un team sufficientemente grande di gente ai massimi livelli *e* che faccia un progetto che mi interessi molto, e
[2] non ho spirito imprenditoriale per creare una societa’ mia (ed alla fine anche lavorare da freelance mi da fastidio).

Alla fine la mia “soluzione”, almeno per ora, e’ stata dire di si a Google ed andare via.
Non sono andato lontano, solo Monaco di Baviera, che da Milano e’ a un tiro di schioppo.

E ai “tre che ne incontrano altri tre” di cui si parla nel talk darei questo consiglio: se avete spirito imprenditoriale, fate una societa’ voi, altrimenti non trascurate l’idea di provare ad entrare in Google, potrebbe essere esattamente quello che cercate :-)
Veramente, vedendo Google dall’interno sembra proprio la “societa’ etica alternativa” descritta da Gabriele ma scalata a 30k e passa persone.
Qui in Google non si segue il manifesto “agile” come se fosse il Vangelo, ma si da una importanza enorme al testing, alle code review, e prima di tutto questo alla qualita’ ed all’etica degli sviluppatori stessi (basta vedere le selezioni per entrare…).
Il rilultato e’ un ambiente di lavoro in cui lavorare e’ un piacere, ed una societa’ che in effetti di utili riesce a farne perche’ il software che produce, nonostante alcuni inevitabili bachi, “funziona”…

Mi resta l’amaro in bocca per non contribuire a rendere migliore il panorama italiano.
Per motivi personali-familiari poteri anche tornare indietro, ma per quanto riguarda la mia vita professionale… non tornerei piu’!

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