Agile? Maybe in a perfect world
Vi avevo chiesto cosa avreste risposto alla domanda: “Apprezzo veramente i concetti e le pratiche che stanno alla base delle metodologie Agili, ma temo che possano funzionare solo in un mondo perfetto…”, ho apprezzato i diversi punti di vista che mi danno l’opportunità di scrivervi che cosa ho risposto io e per approfondire l’argomento
Cosa vuol dire che le metodologie Agili possono funzionare soltanto in un mondo perfetto? Considerando anche i commenti degli altri, possiamo interpretarlo come: “Le metodologie Agili possono funzionare solo in un mondo perfetto perchè nella realtà esistono dei vincoli che non possono essere superati”
La risposta che ho dato quando mi è stato esposto questo dubbio è perfettamente in linea con il commento di Vieri del Bianco
In una recente intervista è stato chiesto a Kent Beck cosa voglia dire “essere agili” (il DOMANDONE…). La sua risposta mi ha decisamente colpito (estremamente sintetica e in definitiva illuminante): “My definition is that you accept input from reality and you respond to it”.
Ma questa è l’antitesi del mondo perfetto… io la interpreto con l’essere capaci di modificare gli strumenti/metodologie/pratiche/valori per plasmarsi sulla “realtà” (e la realtà non è solo il cliente, o l’ambiente di lavoro e le sue regole, ma anche la squadra con cui si ha a che fare).
Questo è, a mio avviso, il cuore dei metodi agili (e l’Agile Manifesto sembra confermarlo).
Pensate solo al motore della natura evolutiva delle metodologie Agili: la retrospettiva. Il team si interroga continuamente sul proprio metodo di lavoro e lo fa basandosi sia su dati soggettivi, ma sopratutto su dati oggettivi = metriche raccolte durante il processo produttivo, metriche che vengono stabilite basandosi su quelli che sono i reali obiettivi del progetto e quindi del suo committente. Questo comporta un continuo adattamento del team e del metodo che deriva da un confronto costante con i risultati ottenuti. Questa è l’essenza delle metodologie Agili: un estremo realismo, una vocazione alla trasparenza e alla comunicazione
Tuttavia, come è stato accennato nei commenti, a volte la realtà impedisce la corretta applicazione di alcune pratiche rendendole controproducenti, altre volte i valori e i principi vengono talmente disillusi da rendere impossibile l’adozione di una metodologia agile, è vero, non lo nego, anch’io mi sono trovato in situazioni simili e non ho potuto fare altro che arrendermi all’evidenza
Facciamo un ragionamento però: una delle critiche che vengono mosse alle metodologie Agili è quello di essere “acqua calda”, nient’altro che buon senso applicato, il che è sostanzialmente vero, ma quindi cosa vuol dire quando il buon senso non può essere utilizzato? Probabilmente quelli che consideriamo come vincoli sono in realtà vizi che possono e dovrebbero essere eliminati, vizi che in realtà rappresentano delle grosse opportunità di miglioramento
Al che sorge spontanea la domanda: “Quando dovremmo sfruttare l’adattabilità delle metodologie Agili per aggirare un ostacolo e quando invece l’ostacolo dovrebbe essere abbattuto?”. Ovviamente non esiste una risposta che può essere data a priori, un consiglio? In un momento di calma e lucidità identificate quali sono i vostri veri obiettivi, valori e principi, confrontatevi sempre con essi in maniera obiettiva e misurabile, se lavorerete per migliorarvi continuamente, siete sulla buona strada :-) Ovviamente lo scrivo più che altro rivolgendomi a me stesso :-)
Se avete altri commenti a riguardo mi piacerebbe sentirli, altrimenti possiamo passare alla prossima domanda: “Quale aumento di produttività possiamo aspettarci da un team che inizia ad adottare SCRUM? In quali tempi?”
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