Una metafora per le stime nelle metodologie Agili
Qualche settimana fa ho capito una cosa tanto semplice quanto per me importante, il miglioramento della produttività applicando una metodologia Agile si ottiene su due fronti
- Pianificazione: identificare le User Story tenendole ad una granularità/indipendenza sufficiente da poter realizzare prima quelle con il più alto valore di business. Inutile dire che la valutazione del valore di business di ogni singola user story è fondamentale
- Esecuzione: migliorare costantemente la velocità di realizzazione delle suddette User Story
L’obiettivo supremo è sempre quello di massimizzare la quantità di valore consegnato nell’unità di tempo e in subordine la capacità di produrne in futuro, il resto sono chiacchere
E’ un concetto estremamente semplice, ma estremamente efficace se dovete introdurre a qualcuno le pratiche proprie delle metodologie Agili. Detto questo però se avete poco tempo a disposizione per catturare l’attenzione di qualcuno, se dovete fare un elevator pitch, vi serve qualcosa di molto immediato, vi servono delle metafore
Negli ultimi due anni ne ho raffinata una per spiegare come funziona la pianificazione e visto che è risultata essere particolarmente efficace la condivido con tutti, la scrivo come la racconto di solito
Supponiamo che dall’altro lato di quella porta (nda. di solito c’è una porta nelle vicinanze :-)) ci sia un team di programmatori che deve iniziare un progetto per il quale sono necessarie determinate conoscenze, queste conoscenze possono essere acquisite attraverso lo studio di alcuni libri, il vostro compito è quello di fornirglieli
Il materiale che vi viene dato consiste in 15m^3 di libri e di uno scatolone di 10m^3, se vi state chiedendo “esiste una metodologia in grado di far entrare 15m^3 di libri in uno scatolone di 10m^3?” la risposta è no! Anche le metodologie Agili non fanno eccezione :-)
Quindi cosa facciamo? Se seguissimo alla lettera i vincoli che ci sono stati dati e se non fossimo abbastanza svegli da misurare i volumi che abbiamo a disposizione, probabilmente spenderemo la maggior parte del nostro tempo a tentare di organizzare i libri per riuscire a farceli stare tutti nello scatolone. Una volta arrivati in prossimità della scadenza ficcheremo il maggior numero possibile di libri all’interno dello scatolone per poi spingerlo finalmente al di là della porta dove ci sono i programmatori che lo aspettano
Evidentemente non è una strategia molto furba… come possiamo migliorarla? Ci chiediamo: “qual’è il reale obiettivo di questo lavoro?” Massimizzare al quantità di conoscenza da passare al team di programmatori che sta al di là della porta, “la quantità di conoscenza erogata è indipendente dal libro?” Ovviamente no, quindi una cosa che possiamo fare è scegliere i 10m^3 di libri in grado di fornire la maggior quantità di conoscenza (nda. in questo caso stiamo dicendo che la scelta delle user story da implementare è il primo passo verso la massimizzazione del flusso di valore)
Bene, possiamo migliorare? Ci chiediamo “ogni capitolo all’interno di un libro eroga la stessa quantità di conoscenza?” Nella maggior parte dei casi no, sicuramente non erogano conoscenza le copertine cartonate, le prefazioni, i ringraziamenti, ecc… Quindi possiamo procedere con un approcio creativo e stracciare ogni libro tenendo solo i capitoli migliori e quindi scegliere i 10m^3 di materiale in grado di fornire la maggior quantità di conoscenza (nda. in questo caso stiamo dicendo che splittando le user story possiamo prendere la maggior parte del valore minimizzando il costo)
Ottimo! Possiamo ancora migliorare? Ci chiediamo “chi è che decide la quantità di conoscenza erogata da un testo?” Fino a questo momento siamo stati noi ma effettivamente è un assunto grave, cosa succederebbe se avessimo torto? La nostra strategia sarebbe ancora valida, ma le nostre misurazioni sarebbero pura speculazione, non possiamo essere sicuri di aver realmente erogato la maggior quantità di conoscenza possibile. “chi potrebbe valutare con maggiore accuratezza?” Sicuramente il team di programmatori che sta dietro alla porta
Quindi possiamo essere ancora più creativi e possiamo chiedere di barattare lo scatolone da 10m^3 con 10 scatoloni da 1m^3, nel primo scatolone ci mettiamo quello che noi riteniamo essere il miglior metro cubo di materiale possibile e lo spingiamo fuori dalla porta chiedendo ai programmatori di chiamarci una volta letto tutto. Quando i programmatori ci chiameranno chiederemo il loro feedback sul materiale, sulla base di queste informazioni sceglieremo cosa mettere nel prossimo scatolone. In questo modo non solo avremo una corretta valutazione del valore consegnato, ma abbiamo anche la possibilità di adattarci al contesto del progetto (nda. in questo caso stiamo dicendo che le funzionalità individuate all’inizio del progetto e la stima di valore che ne viene fatta è nella maggior parte dei casi errata e che quindi serve un reale strumento di feedback)
Secondo me funziona bene perchè
- All’inizio non ti aspetti di poter migliorare molto, quando capisci che puoi farlo è una bella sensazione :-)
- I 15m^3 in 10m^3 danno quella sensazione di claustrofobia che tutti hanno provato nei progetti “fixed *” (leggi: dove tutto è prefissato)
- Si capisce chiaramente che il modo per migliorare dipende poco dalla capacità di fare stime “corrette” quando dall’organizzazione del flusso di lavoro e di feedback
Cosa ne pensate? Possiamo ancora migliorare? :-)